LOGOCUSOLDCURIOSITA’: IL SIGINIFICATO DELLO STEMMA DEL CUS

Questo stemma sostituisce l’antico e glorioso scudo bandato del CUS NAPOLI. In realtà, più che di sostituzione, sarebbe forse più giusto parlare di integrazione, giacché questo attuale, conservando i colori dell’altro, intende perpetuarne la tradizione e, nel contempo, esprimere l’impegno del sodalizio universitario a mantenere il rapporto – attraverso l’educazione del gesto atletico – tra cultura e storia, ovvero stringere nel presente i caratteri permanenti della cultura e civiltà di Napoli con i mutamenti indotti dall’inevitabile trascorrere del tempo.

Il nuovo simbolo, infatti, consta di uno scudo inquartato sormontato da un leone ferito, in cui ogni elemento è stato esemplato da un monumento cittadino, nell’intento di inquadrare la città nella sua totalità storica.

Così, il leone trafitto dalla spada, posto alla sommità dello scudo, è uno degli elementi scultorei del monumento che rappresenta la virtù dei Martiri, posto in piazza dei Martiri.

Singolare la sua storia: Ferdinando IV – dopo i moti del 1848, volendo celebrare la riconciliazione tra monarchia e popolo, fece innalzare al centro della piazza un monumento dedicato a Santa Maria della Pace, utilizzando un fusto marmoreo proveniente dalla Chiesa di San Paolo Maggiore.

Dopo il 1861, il Sindaco Giuseppe Colonna di Stigliano incaricò l’Alvino di utilizzare la colonna per la creazione di un monumento celebrativo dei napoletani morti per la libertà.

Dei quattro leoni, che ornano la base, quello trafitto dalla spada, realizzato da Stanislao Lista, simboleggia i martiri del 1820 ed è sembrato quello più cospicuamente emblematico a fornire l’immagine della città, oggi, più che mai, ferita da infiniti mali antichi e recenti, ma ancora vitale tanto da volersi rialzare.

Negli inquarti dello scudo sono, invece, stati ripresi quattro degli stemmi in terracotta dei « sedili » di Napoli, posti a fianco della possente torre campanaria di San Lorenzo, la chiesa francescana più antica della città.

Dal balcone sottostante questi stemmi, si affacciò Masaniello, per mostrare le chiavi della città al popolo, che gremiva la piazza, chiamato a raccolta dai rintocchi del campanone.

Gli stemmi dei « sedili » furono posti, qui dove ancora sono, nel 1879, a ricordo del fatto che gli « Eletti » della città si riunivano nei locali del Convento, per decidere in materia di Pubblica Amministrazione.

I « sedili » o « seggi » di Napoli nacquero con l’avvento del Cristianesimo, dal fatto che ciascuno dei « quartieri », durante le cerimonie religiose, era rappresentato da un crocifero dei sedili di Capuana, Forcella, Montagna e Nilo

Col tempo, si perpetuò, l’abitudine di riunirsi per decidere su questioni di pubblica utilità, finché, con Carlo I d’Angiò, essi divennero sei (con l’aggiunta di Porto e Portanova) ed assunsero la netta e precisa fisionomia di consiglio circoscrizionale cittadino.

Ebbero vita gloriosa, lunga sei secoli, finché, nel 1800, furono soppressi da Ferdinando IV, che volle così vendicarsi dei fatti dai 1799.

II  nuovo stemma del CUS riporta quattro dei segni ritenuti i più significativi fra quelli posti sulla facciata della fabbrica di San Lorenzo.

Nell’inquarto inferiore di sinistra, infatti, il Cavallino frenato simboleggia il Sedile di Capuana; mentre quello sfrenato rappresenta il Sedile di Nilo; la Y dell’inquarto inferiore di sinistra è la connotazione di Forcella; la figura di Orione è, naturalmente, il segno del Porto.

Stupisce, probabilmente, l’emblema di Forcella; esso risale ai fasti della Scuola Pitagorica, la cui sede era verso l’attuale chiesa di San Biagio dei Librai e come questa aggiunse la Y all’alfabeto greco, la lettera rimase come simbolo della scuola stessa e della sua forma la « regione » si chiamò appunto « Forcella ».

Al suo sedile, nel 1419, fu unificato quello di Montagna.

I colori ed il monito dello scudo, infine: Come già detto, il nuovo stemma mantiene i colori di quello antico – l’oro ed il rosso – la cui origine si attribuisce all’ingresso in Napoli di Costantino e di sua madre, S. Elena.

In quell’occasione, la città, per onorare entrambi, li fece precedere da due gonfaloni, uno di stoffa d’oro e l’altro di porpora.

Da allora, l’imperatore volle che i due colori formassero lo stemma della città.

Il monito, invece, è stato tratto dalla dicitura posta alla base della figura dell’Angelo « seminatore», una splendida decorazione settecentesca, che insieme ad altre, impreziosisce la Sagrestia della Cappella della Pietà. Il monito « se puoi fare del bene fallo presto » è sembrato, inoltre, il più significativo a sottolineare l’impegno del CUS Napoli a fornire il proprio contributo nelle lotte al vieto preconcetto del napoletano indolente e sognatore, nemico del gesto dinamico e dello sforzo penoso, indifferente ai fatti politici e sociali, incurante del proprio benessere e di ogni progresso morale e civile.